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Ordine e Pulizia con la Bioarchitettura 1/2

pubblicato il 23 04 2007 | Comments 0

biocasap.jpgQuando leggo articoli come questo, da una parte mi entusiasmo per la nitidezza delle idee, dall’ altra mi inorridisco perchè ancora una volta mi rendo conto come, in termini di edilizia, l’Italia sia veramente un disastro.La riflessione che faccio spesso quando mi guardo in giro, è che la gente studia una vita per poi progettare spesso degli obrobi o altrimenti delle costruzioni magari anche carine dal punto di vista estetico ma nel posto sbagliato, senza parlare poi del discorso che vi spiegherà  perfettamente Stefan Vettori nell’articolo che segue.

Buona lettura.Tratto da creativefengshsui

Bioarchitettura… perchè?

 

 

Parlando con un mio amico, bioarchitetto, ho sentito una riflessione che mi ha fatto pensare molto.

Lui afferma che €œla bioarchitettura è una contraddizione in termini, non dovrebbe esistere.

Infatti, se la bioarchitettura è l’architettura €˜ideale per la vita’, allora, che cos’è architettura (quella senza il prefisso bio-)? A che cosa serve? E, soprattutto, che cosa ha combinato?€

 

In effetti l’osservazione non è da poco. Abbiamo già  fatto notare che la definizione del termine €œarchitettura€, su un qualunque vocabolario, non fa riferimento all’uomo nè all’ambiente circostante.

Questo di per sè è già  un segno importante, significa che al centro dell’architettura €œcomunemente intesa€ non c’è l’uomo. Nè il contesto geografico, climatico, geologico, ecologico, socioculturale in cui si va a costruire.

Si tratta solamente di costruire tanto, a basso costo, cercando di evitare o aggirare le poche regole esistenti di salvaguardia dell’ambiente.

 

Ora, è caratteristica degli occidentali gettarsi gioiosamente in ogni novità , verso il radioso futuro di sviluppo e successo.

Permettetemi invece di fare l’orientale.

Permettetemi un attimo di distacco e di osservazione imparziale su questo periodo storico.

 

Tanto più un cambiamento è significativo ed importante, tanto più dev’essere ponderato, dev’essere considerato rispetto alla sua integrazione con il passato e ai suoi effetti sul futuro.

Prima di vedere dove si sta andando, è importante sapere dove si è!

 

Quindi, prima di abbracciare la bioarchitettura senza riserve, meglio valutare bene la situazione.

Le osservazioni fatte nel seguito, hanno valore collettivo, di massa; si tratta di un esame a livello complessivo, non specifico.

 

Perchè, da qualche anno, questo grande successo della bioarchitettura?

La bioarchitettura è stata per parecchi anni una disciplina €œminore€, €œdi nicchia€, in quanto gli alti costi di produzione dei materiali utilizzati ne limitavano parecchio la diffusione.

Inoltre, le soluzioni tecniche o progettuali proposte dalla bioarchitettura a volte non rispettano la regola fissa €œridurre le spese al minimo, fregandosene completamente del benessere dei futuri fruitori€ applicata praticamente ovunque.

Questo è stato un ulteriore motivo di limitazione.

 

In più bisogna dire che questa disciplina è stata spesso irrisa, da molti architetti in primo luogo (!), ed accusata ora di esotismo, ora di originalità  ad ogni costo, di prodotto di lusso, di essere una €œmoda per ricchi€, di qualcosa per i nostalgici del passato.

E tuttora, frequentando per lavoro molti architetti, ne incontro una buona percentuale che, sentendo parlare di bioarchitettura ridono, sbruffano, minimizzano, denigrano€¦ ed ovviamente non hanno la minima conoscenza in merito.

Non oso nemmeno immaginare che cosa pensino del Feng Shui!

A parte gli scherzi, questo comportamento è sintomo di uno scontro, una discontinuità  all’interno dell’architettura, speriamo foriera di un cambiamento positivo.

 

Ma, da qualche anno, tutto questo è cambiato. Si parla sempre più di bioarchitettura, le strutture statali iniziano a interessarsi, vengono proposti corsi, nascono ditte specializzate in bioedilizia, etc.

Tutto questo €“ in un certo senso €“ è un bene, ma non significa automaticamente abbracciare la bioarchitettura come soluzione definitiva nel campo delle costruzioni.

 

Facciamo un salto indietro e chiediamoci: ma perchè molte delle tecniche ora utilizzate in bioarchitettura, non sono state utilizzate anche nel passato recente (mi riferisco al XX secolo, in particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale, diciamo dal 1950 in poi)?

Forse che le tecniche erano troppo costose? O non realizzabili per l’epoca?

La risposta è: no e no.

Molte di queste tecniche prendono spunto dalle modalità  costruttive degli antichi, ad esempio:

 

– il recupero dell’acqua piovana dai tetti, utilizzata nei giardini o per l’impianto idrico

– il riutilizzo delle acque bianche per lo scarico del WC

– l’utilizzo di certi abbinamenti di materiali per migliorare la coibentazione della casa, e diminuire

quindi il consumo energetico

– la costruzione di cisterne per l’accumulo di acqua nelle regioni con clima mediterraneo, asciutto

– l’opportuno orientamento dell’abitazione e l’apertura di finestre in un certo modo

– limitare l’uso della vasca da bagno per il grande consumo di acqua

– l’uso adeguato delle risorse energetiche presenti SUL TERRITORIO, evitando cosଠenormi costi

di trasporto

– lo stile di vita meno sedentario e, quindi, la possibilità  di limitare il riscaldamento degli ambienti

(la temperatura ideale per l’uomo, in inverno, è tra 15,5°C e 18°C)

– €¦

 

Tutti interventi che hanno un costo quasi nullo ed una difficoltà  di realizzazione irrisoria.

 

Sorge allora un altro dubbio: forse che gli architetti del secolo scorso non erano intelligenti come quelli di adesso?

No, nemmeno. Il fatto è che è stato scelto di costruire in modo selvaggio, innaturale, svantaggioso per l’uomo. Ed è stata una scelta deliberata (vedi nota 1).

 

Significativo il fatto che, da qualche anno, gli Americani si sono inventati una nuova malattia: la SBS €“ Sick Building Sindrome, che potremmo tradurre come €œsindrome da edificio malato, sfavorevole€. Agli Americani piace tanto inventare nuove malattie€¦

Questa €œmalattia€ presenta una grande varietà  di sintomi, più o meno gravi, secondo l’energia della persona.

 

Ora io mi chiedo, com’è possibile che, collettivamente, i responsabili dello scempio che è stato fatto a livello costruttivo e urbanistico negli ultimi 70 anni, diventino ora i profeti della buona novella?

Com’è possibile che una corporazione, che ha un retaggio socio-storico di un certo tipo, improvvisamente inverta la tendenza?!

 

Com’è possibile passare dall’architettura alla BIOarchitettura senza farsi, prima, un profondo esame di coscienza? Un riesame del ruolo dell’architetto nella società  odierna? Magari provare a cercare le vere radici dell’architettura€¦

 

Non sarebbe forse meglio ammettere gli sbagli colossali dell’intera categoria, che sono sotto gli occhi di tutti, ed adoperarsi al meglio per risanarli, prima di passare allegramente alla bioarchitettura?!

Io non ho ancora sentito nulla di tutto questo€¦

Domani la seconda parte…



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