Lo specialista del pulito

Caccole che passione

pubblicato il 03 05 2013 | Comments 0

 

Solo le donne hanno la capacità di fare acrobazie alla guida della propria autovettura, infatti mentre guidano si sistemano i capelli, il trucco e le unghie mentre rispondono al telefono, praticamente sono sempre state, quello che siamo diventati tutti con l’avvento della tecnologia, multitasking.

 

Se parliamo della nobile arte dello scaccolamento possiamo dire con certezza che è trasversale al sesso e all’età, ed è all’ordine del giorno specialmente se capita di girare sulle strade nell’ora di maggior traffico.

 

Racchiusi nel proprio abitacolo o a bordo di un torpedone la voglia irrefrenabile, istintiva, primordiale di infilarsi le dita nel naso dilaga, probabilmente ci si sente come fra le mura domestiche dove, si spera, nessuno ti può vedere, a meno di tende trasparenti con luce accese di sera.

 

Comunque ci si estranea dando libero sfogo al movimento delle dita che si sentono autorizzate alla perlustrazione nasale a mano libera, perché il fazzoletto è intrattabile mentre devi tenere a bada la vettura semovente nel traffico impazzito.

 

In questi giorni, una notizia inutile ha attratto la mia curiosità, e oggi che di Venerdì è ritornato il sole di cui si erano perse le tracce, ho voglia di parlare di un argomento di cui si potrebbe fare a meno ma che ci aiuta a ritrovare la voglia di sorridere, infatti degli scienziati canadesi di un importante università, di cui non vi dirò il nome perché impronunciabile, hanno ipotizzato che nutrirsi delle proprie secrezioni nasali possa essere un modo per aumentare le difese immunitarie.

 

La mia mente corre immediatamente a un altro sistema adottato per curarsi in maniera “naturale”, sto parlando dell’urino terapia che come dice la parola consiste nel bere la propria urina e che risale alla notte dei tempi, adesso, mentre sorrido, penso che si potrebbero risparmiare un sacco di fazzolettini di carta e molti litri di acqua del wc e aspetto con impazienza il prossimo passo che potrebbe essere quello di non buttare via nemmeno la merda.

Prosit

 

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L’Olio extravergine di oliva visto da Lo Specialista del pulito

pubblicato il 29 03 2013 | Comments 0

 

Piccoli piaceri della vita.

Li definisco cosi, sono quei momenti in cui ti prendi lo spazio per gustarti le cose che veramente ti piacciono e che ti fanno stare bene, per esempio vi voglio parlare di quando, dopo una giornata di lavoro decido di cucinarmi una pastasciutta, senza non potrei vivere, possibilmente quella trafilata in bronzo e non in oro, asciuga troppo, ed essiccata  a bassa temperatura, sinonimi di un prodotto buono fatto ricercando l’eccellenza.

 

 

La metto sul piatto fumante e faccio scendere con movimenti circolari un filo interminabile di olio extravergine di oliva che a me piace di sapore delicato e fruttato,  per poi spolverare con pepe nero.Da qui ho la conferma che la buona cucina non può prescindere dalla bontà della materia prima.

 

Siamo abituati a mangiare olio extravergine di oliva che troviamo comunemente in distribuzione e il nostro palato si è talmente omogenizzato che non ci accorgiamo che quello che mettiamo sulle nostre tavole spesso è rancido, praticamente andato a male.

 

Questo succede perché è un alimento come potrebbe essere il burro e quindi si ossida e invecchia facilmente, basta sottovalutarne la corretta conservazione e in poco tempo dobbiamo buttare via tutto.

 

Non sono un oli viticoltore ma per curiosità e passione assisto, ogni tanto, a incontri fra piccoli produttori di olio extravergine di oliva e se da una parte, per fare un buon prodotto, serve la cura delle piante e la giusta irrigazione, la dove ce nè la necessità perché per esempio le piante che crescono in zone aride sono abituate a vivere di poca acqua e quindi resistono, dall’altra centra anche la pulizia, infatti i sacchi e le cassette che vengono utilizzati per il trasporto, che dovrebbe avvenire entro poche ore dalla frangitura, al frantoio devono essere assolutamente puliti e non contaminati, pena un risultato non soddisfacente per i palati fini in quanto influenzato da batteri e muffe.

 

L’olio extravergine di oliva teme la luce, il calore e le temperature troppo fredde e soprattutto va consumato entro un anno dalla spremitura.

 

 

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I sacchetti della spesa visti da Lo Specialista del pulito

pubblicato il 22 02 2013 | Comments 0

 envirosax

 

Il pianeta si può proteggere dai vecchi sacchetti per fare la spesa, brutti, celofanosi, freddi e ammazza pesci, visto che nel mare sono scambiati come cibo/preda.

 

Le alternative sono: Andare alla ricerca del cartone perduto, usare sacchetti biodegradabili, quelli che se gli metti le cose dentro è facile che sia il contenuto a dover essere buttato nel sacco nero, usare le buste in tipo cartone ma anche in questo caso la resistenza è dubbia e non è che io mi fido molto di quelle maniglie li che resistenti fin che vuoi sono sempre di cartone e se a casa mi mancano i vasetti di nutella, piselli, marmellata ecc… sono perso.

 

L’alternativa l’ho trovata qualche tempo fa è mi soddisfa parecchio.

Sacchetti di due tipi, il primo fatto di cotone organico, da usare per i carichi medi, il secondo in materiale sintetico che mi porta fino a 20 kg.Il vantaggio è quello di riutilizzare i sacchetti per ogni occasione a patto di non commettere l’errore di infilarci i prodotti freschi senza una protezione adeguata perché altrimenti creiamo il terreno fertile per i batteri più tenaci che ci fanno poi ammalare, noi e tutti quelli che ci circondano.

 

Spesso queste borsette, che  tengo sempre con me, servono anche per evitare di utilizzare quella bruttissima, e sporca cesta per fare la spesa di pochi pezzi, pochi pezzi perché hai schifo a metterceli dentro, con tutta la buona volontà preferisco tenerli in mano sciolti, rischiando di passare per giocoliere da circo o peggio ancora trasformare le uova in frittata, anche se ci manca solo quello, visto l’invasione dell’arte culinaria che dilaga ovunque a rischio indigestione.

 

Si perchè secondo me poi quelli che davvero si mettono a cucinare sono una minima parte, infatti è più bello guardare gli altri che cucinano.

Non ti sporchi, le pentole e le posate rimangono perfettamente pulite, gli strofinaci non si macchiano, che poi li devi sfregare con il sapone da bucato, lasciarli in ammollo e passarli in lavatrice, gli schizzi di olio non ti devastano la cucina ma soprattutto non impregni di verza, aglio, broccoli, pesce e patatine fritte tutta la casa, che poi devi lasciare aperto tutto il giorno e siamo in inverno.

 

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Le persone che non si formano rimarranno “Equus asinus”

pubblicato il 12 02 2013 | Comments 0

 

I prossimi anni saranno nelle mani di chi riuscirà a formare la propria capacità di apprendere, in un mondo del lavoro che aspetta di essere riformato seriamente, quelli che hanno lo sguardo rivolto in fondo al tunnel potranno trarne dei benefici.

 

Riformare il lavoro,  prima di tutto significa liberarlo da lacci e laccioli, abbassarne drasticamente il costo per produrre un servizio oppure un prodotto.

In questo modo si innescherebbe un circolo virtuoso e noi Italiani ricominceremmo a fare e  creare utilizzando la massima creatività che ci ha donato il buon Dio e che ci viene riconosciuta da sempre in tutto il mondo.Questo perché avremmo la possibilità di guadagnarci qualcosa e non dover versare tutto in tasse.

 

Facendo un operazione di questo tipo ci vorrà comunque qualche anno per creare le basi di un terreno fertile, ma poi raccoglieremmo i frutti.

Un altro aspetto fondamentale, a mio parere, rimane la formazione in tutti i settori, posso parlare del mio, che come ben sapete riguarda il mondo del pulito, molta gente cerca lavoro ma pochissimi sono disposti ad investire del tempo per apprendere un mestiere, si vuole tutto e subito, inoltre si sottovaluta, per esempio che fare le pulizie non è proprio una cosa cosi facile come potrebbe sembrare.

Serve elasticità mentale e gestione del tempo, gli orari non sono quelli d’ufficio, visto che gli uffici devono essere puliti quando noi finiamo il lavoro e gli altri lo iniziano.

 

E’ chiaro che di questo passo non si può andare molto lontani, partecipare a corsi di formazione apre le menti e predispone al lavoro, quello fatto con passione e amor proprio come se fosse il tuo e come si faceva una volta.

 

Non si lavora solo per lo stipendio a fine mese ma per il piacere di farlo, visto che si passano molte ore sul posto di lavoro è meglio avere un atteggiamento positivo, costruttivo e non di “lamentela perpetua” anche perché la lamentela non è direttamente proporzionale all’aumento di stipendio, anzi direi il contrario.

 

Se una persona vuole costruirsi un futuro, lo deve basare sulle buone azioni rivolte al costruire e mai al distruggere, vedere sempre il lato positivo di ogni situazione, infatti è la prospettiva in cui ci mettiamo che esalta il bene il bello il buono.

 

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Frugatori di cassonetti

pubblicato il 25 01 2013 | Comments 0

 

Un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.

 

Mi guardo in giro e ne vedo sempre meno, anzi non ne vedo più, stanno diventando una rarità, sostituiti dalla raccolta porta a porta.

In tempo di crisi non è difficile vederli setacciati da persone che hanno la fame provata dai nostri nonni quando, si aspettava la Domenica per poter mangiare una banana, mio nonno ricordo ne mangiava metà a mezzogiorno e metà a cena, mentre la mamma mi raccontava della prima volta che la assaggiò, la banana,  e che tentò di mangiarla con la buccia.

 

Altri tempi che mai come in questo periodo ti vengono in mente, anche se te l’hanno solo raccontato e quindi non l’hai vissuto sulla tua pelle ma che in fondo fanno parte un po di noi.

 

Ma tuffiamoci, è il caso di dirlo, nell’argomento di cui voglio parlarvi oggi:Presenza costante nell’era del consumismo sfrenato ed architettato ad arte è quella dei cassonetti e della spazzatura che, rifiuto per molti e rifugio per altri è anche un luogo dove i cacciatori di dati sensibili si infilano,

perché nell’era di Internet ti può capitare di essere bersaglio di male intenzionati che non usano sistemi sofisticati e tecnologici per cercare di intrufolarsi nelle tue cose personali ma usano semplicemente appostarsi vicino ai cassonetti e tuffarcisi letteralmente dentro alla ricerca di password, firewall, IDS, proxy ecc… per questo motivo direi di fare attenzione a quello che eliminiamo attraverso la spazzatura, potremmo trovarci sconosciuti in casa quando non ci siamo oppure ricevere visite non gradite attraverso la rete.

 

Quello che una volta era solo un luogo di scarto e di rifiuto è diventato, nell’era moderna, un ricettacolo di informazioni riutilizzabili dai “non addetti ai lavori” per questo motivo se vi capitasse di vedere qualcuno frugare nella vostra spazzatura non date per scontato che stia cercando da mangiare.

 

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Il Gelato artigianale visto da Lo Specialista del Pulito

pubblicato il 11 01 2013 | Comments 0

 

Spesso quando lo mangio, devo correre a prosciugare una fontana, a trovarla perché non ce ne sono più.

 

Il fatto dipende dalla bontà del prodotto che ho assaggiato, quando mi presento davanti a una gelateria la prima domanda che mi faccio è: quanti semilavorati utilizzeranno per la produzione, la frutta è quella fresca, dopo quanti giorni il gelato invenduto viene buttato via, nella produzione vengono seguite scrupolosamente le buone norme di igiene, le vaschette sono aperte o sono quelle di una volta che vedevi nei carrettini sulla spiaggia o in città, con il coperchio.

 

Il gelato deve essere morbido ma non gonfiato, il sapore deve rispecchiare il prodotto come da originale, per esempio un gusto di pesca ti deve sembrare che stai mangiando una pesca trasformata in gelato, un gusto fragola deve essere una fragola diventata gelato e il pistacchio, meglio se quello di Brente, ma ne esistono di buoni anche in Turchia, per esempio quelli selezionati da Grom, deve essere ben presente in quello che assaggiamo, non deve essere un lontano ricordo.

 

 

Non deve attaccarsi al palato e deve risultare, come direbbe il buon Artusi,  gentile per lo stomaco, in pratica non devo digerirlo il giorno dopo a cena.

Molta importanza la darei anche alla gestione del “Pulito Disintossicante” ma questo lo potrò scoprire andando a trovare Guido Martinetti e Federico Grom.

 

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L’albero di Natale lo vorrei vero e non di materiale assortito, vorrei anche un boscaiolo che lo abbattesse per me.

pubblicato il 14 12 2012 | Comments 0

 

L’albero di Natale non lo faccio perché preferisco fare il presepe, vero e unico simbolo natalizio visto che l’albero risulta essere pagano, un’allegoria solo consumistica e fin troppo aleatoria per i miei gusti ma se lo dovessi scegliere opterei certamente per un bell’albero cresciuto in un prato e raccolto per l’occasione.

 

A quanto pare non siamo in molti a pensarla cosi visto che quelli che sono stati preparati e tagliati sono rimasti in gran parte invenduti.

Allora mi sono chiesto il perché la gente preferisce la comodità di un alberello finto a discapito della scomodità di quello cresciuto in un prato o, per quello più fortunato, su un pendio montano.

 

Ho pensato al fatto che ogni giorno vedi cadere gli aghi sul pavimento, e quindi non si ha voglia di dover accudire, oltre al marito, figli, animali, nel migliore dei casi in questa successione, anche il nuovo arrivato.

Ho pensato allo spazio, che in casa ormai scarseggia visto il ridursi inesorabile delle abitazioni.

 

Ho pensato allo smaltimento, infatti se dopo le feste lo vuoi buttare, visto la scarsità di alternative, dove lo butti? ti servirà una sega per ridurne l’ingombro, e se poi ti tagli, visto che non faccio il boscaiolo di professione, se poi devo portarlo in discarica ? insomma troppe incognite senza dimenticare che poi tutti gli anni devi rifare tutto da capo.

 

Per un momento voglio fare un sogno ad occhi aperti e farmi accompagnare da un boscaiolo, quelli di una volta, un po barbuto dalle braccia come le gambe e con l’accetta appesa alla cintura, pronta a sferrare, sotto i miei occhi,  i colpi necessari per abbattere il mio pino preferito che dovrà avere un’ altezza ragionevole tanto da poter essere trasportato senza dover utilizzare una gru e che possa entrare in casa, lo annuserei tutti i giorni, lo addobberei con dei pettirosso scolpiti nel legno e con una corda, possibilmente in canapa come quelle prodotte dalle botteghe artigiane che lo fanno ancora a mano.

 

Il tutto lo immergerei in una cascata di candele da accendere la sera mentre mi faccio riscaldare il cuore dalla voce grattugiata di un angelo “Bob Dylan e il suo Christmas In The Heart”.

 

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Le emozioni che arrivano dal naso ci fanno stare bene o male, ci fanno scegliere un negozio od una attività piuttosto di un altra

pubblicato il 12 10 2012 | Comments 0

Louboutin

 

Avrei potuto semplicemente mostrarvi i contenitori delle essenze di cui vi voglio parlare, avrei potuto inebriare la vostra vista con una cascata di acqua cristallina, confesso di aver pensato ad una fotografia che mi ritraesse mentre, con il naso, catturavo il profumo di un quotidiano, ma sono andato oltre.

 

Affascinato dai tacchi alti mi sono buttato, tipo precipizio, sull’accessorio più desiderato dalle donne, a parte il prezzo, infatti quelle che vedete sono proprio uno dei modelli di Christian Louboutin.

 

L’immagine di oggi vuole essere, da un punto di vista della comunicazione, molto primordiale, per arrivare a parlare della profumazione dei nostri ambienti che molto spesso è trascurata, provate a pensare quando andate al ristorante o in un bar e dovete andare in bagno, il vostro stato d’animo cambia molto in base al profumo/odore che ci trovate e addirittura molti danno un giudizio generale di positività o non proprio influenzati da quello che il proprio naso ha percepito.

 

La percezione del pulito passa dalle narici e spesso non ce ne rendiamo conto, anche un ufficio giustamente profumato partecipa ad una migliore prestazione di chi ci lavora.

 

Detto questo però non pensate sia facile raggiungere il giusta grado di profumazione perché molto dipende dai prodotti che si usano, per esempio quelli che trovate comunemente in commercio, spesso risultano, al naso, fastidiosi per via delle materie prime che sono scadenti, inoltre conta molto il diffusore che utilizzate.

Il discorso sarebbe ancora lungo e lo riprenderemo.

 

Il profumo ci rende felici

 

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Il lavoro dovrebbe ritornare ad essere prima di tutto un dovere e non un diritto

pubblicato il 25 07 2012 | Comments 0

 

Il vero problema che si fa finta di non vedere è che non serve e non serviva una riforma del lavoro ma una riforma per favorire e creare lavoro, che è diverso.

 

Energie sprecate e tempo sprecato perchè fin che le cose vanno avanti da sole sono tutti dei maestri, è quando ci si deve far venire delle idee che incominciano i problemi, soprattutto a livello nazionale, ovvero le idee gli vengono ma per favorire solo le proprie tasche o quelle dell’amico o dell’amico dell’amico per ottenere un voto in più.

 

Penso che l’unica vera riforma stia nella testa delle persone che tutti i giorni vanno a lavorare e che di questi tempi si vogliono mantenere il proprio posto di lavoro aumentando l’impegno ritornando all’origine vera del “produrre lavoro” con l’attaccamento e la passione per quello che si fa, solo cosi ci si potrà garantire il proprio posto di lavoro nei prossimi anni.

 

Serviva una legge anti lazzaroni e ne hanno fatta una sempre a favore di chi fa il furbo e aumentando le restrizioni per le aziende, quindi aumentando il malumore in tutti i sensi, non si vuole capire che tanto le grosse aziende fanno come vogliono a torto o a ragione, un esempio lampante lo stiamo vedendo con la Fiat.

 

Marchionne ha detto che per produrre le auto che si vendono in un anno in Italia basta un solo stabilimento, quindi degli altri cosa ne facciamo ?

I dipendenti della regione Sicilia sono 23mila mentre in Lombardia 3mila e visto che la Sicilia sta fallendo cosa hanno fatto? Hanno assunto 800 porta carte.

 

 

Questi sono esempi di come vanno le cose, e non mi voglio dilungare visto che si sanno, una proposta la voglio lanciare dal mio piccolo, visto il gran numero di persone impiegate nella pulizia di abitazioni senza un contratto regolare, perché non detassare i contributi di queste prestazioni in modo da innescare un sistema virtuoso che magari renderà poco o meno di quello che rende adesso, ma servirebbe a rendere più qualificato e qualificante il nostro mestiere, del quale non si può fare a meno se non si vuole vivere nella sporcizia.

 

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Ho fatto un sogno, le strade, paesi e città, liberati dai cartelli pubblicitari

pubblicato il 05 06 2012 | Comments 0

 

 

Anche questo lo considero disintossicazione, quella mentale che visto che è direttamente in contatto con il nostro corpo ci potrebbe aiutare a stre meglio.

 

Se vi è capitato di andare a Lanzarote, isola dell’arcipelago spagnolo delle Canarie che deve il suo nome a Lanzerotto Malocello, navigatore genovese che per primo la scopri nel lontano 1312 potrete capire di cosa sto parlando.

 

La bellezza dell’isola, oltre che alla natura la si deve alle intuizioni di un certo Cesar Manrique che dal 1966 decise di abitarla e, dopo aver convinto la popolazione, ottenne di edificare con gusto e rispetto per la natura, una delle scelte fu proprio quella di non mettere pubblicità sulle strade, quegli orribili cartelli e cartelloni che siamo abituati a vedere ovunque.

 

La possibilità di poter girare e gustarsi il paesaggio senza inquinamento visivo, anche perché in molti casi ci pensano gli edifici mal fatti e mal progettati a infastidirci per cui ne abbiamo già abbastanza.

 

Il mio sogno, con l’avvento di internet potrà realizzarsi ma ci sarà bisogno di un Cesar Monrique, nell’attesa continuo a sognare e fin che nel mio sogno c’è Roberta posso anche non svegliarmi mai.

 

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