Lo specialista del pulito

L’Olio extravergine di oliva visto da Lo Specialista del pulito

pubblicato il 29 03 2013 | Comments 0

 

Piccoli piaceri della vita.

Li definisco cosi, sono quei momenti in cui ti prendi lo spazio per gustarti le cose che veramente ti piacciono e che ti fanno stare bene, per esempio vi voglio parlare di quando, dopo una giornata di lavoro decido di cucinarmi una pastasciutta, senza non potrei vivere, possibilmente quella trafilata in bronzo e non in oro, asciuga troppo, ed essiccata  a bassa temperatura, sinonimi di un prodotto buono fatto ricercando l’eccellenza.

 

 

La metto sul piatto fumante e faccio scendere con movimenti circolari un filo interminabile di olio extravergine di oliva che a me piace di sapore delicato e fruttato,  per poi spolverare con pepe nero.Da qui ho la conferma che la buona cucina non può prescindere dalla bontà della materia prima.

 

Siamo abituati a mangiare olio extravergine di oliva che troviamo comunemente in distribuzione e il nostro palato si è talmente omogenizzato che non ci accorgiamo che quello che mettiamo sulle nostre tavole spesso è rancido, praticamente andato a male.

 

Questo succede perché è un alimento come potrebbe essere il burro e quindi si ossida e invecchia facilmente, basta sottovalutarne la corretta conservazione e in poco tempo dobbiamo buttare via tutto.

 

Non sono un oli viticoltore ma per curiosità e passione assisto, ogni tanto, a incontri fra piccoli produttori di olio extravergine di oliva e se da una parte, per fare un buon prodotto, serve la cura delle piante e la giusta irrigazione, la dove ce nè la necessità perché per esempio le piante che crescono in zone aride sono abituate a vivere di poca acqua e quindi resistono, dall’altra centra anche la pulizia, infatti i sacchi e le cassette che vengono utilizzati per il trasporto, che dovrebbe avvenire entro poche ore dalla frangitura, al frantoio devono essere assolutamente puliti e non contaminati, pena un risultato non soddisfacente per i palati fini in quanto influenzato da batteri e muffe.

 

L’olio extravergine di oliva teme la luce, il calore e le temperature troppo fredde e soprattutto va consumato entro un anno dalla spremitura.

 

 

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La Fornace Brioni che dal lontano 1883 produce il cotto fatto a mano che sono andato a prendere per la mia cantinetta.

pubblicato il 15 03 2013 | Comments 0

 

Nell’era della tecnologia avanzata che corre alla velocità della luce facendo balzi da giaguaro non si è ancora in grado, quando si scattano fotografie o si registrano filmati, di catturare i profumi nell’aria.

 

Pensate che bello sarebbe poter archiviare il profumo dell’aria dopo un temporale, il profumo della salsedine che ti invade quando, dopo un anno, raggiungi a piedi nudi correndo nella sabbia, la tua spiaggia preferita, oppure quel profumo di vegetazione mentre, da bambino, ti arrampichi sull’albero più alto dove hai costruito il tuo primo fortino, nascosto in mezzo ai rami pieni di foglie dalle quali ti fai proteggere.

 

Pensate come sarebbe bello registrare il profumo che scaturisce dall’intreccio amoroso con la vostra donna o con il vostro uomo, unico e quasi irripetibile perché deriva da voi due, in quel momento che si cristallizza nel tempo e quindi mai più riproducibile.

E che dire dell’erba appena falciata o della terra appena bagnata dal temporale, ma speriamo non ci si arrivi mai, voglio avere ancora il gusto dell’irripetibile, di quel momento che è come un grande contenitore dove sono immersi tutti gli elementi di ogni istante della nostra vita che lo rendono unico,  e solo in parte registrabile, infatti neanche il nostro stato d’animo è riproducibile.

 

Allora mi proietto in un posto dal sapore e dai profumi antichi, anche la luce mi pare antica, infatti il sole è sempre quello che illuminava dalla notte dei tempi, accompagnato da Alessio Brioni sono a Gonzaga, in provincia di Mantova, patria di una delle più note famiglie principesche d’Europa, i Gonzaga dove esiste una vecchia fornace nella quale si producono le mattonelle in terra cotta, proprio come si faceva una volta infatti è attiva dal lontano 1883.

 

Gli strumenti sono ancora primordiali perché non si possono sostituire, solo cosi si potrà ottenere una mattonella fatta a mano, pensate che serve solo terra e acqua come 3mila anni fa niente additivi, colori artificiali o altre porcherie, solo quello che ha creato la natura.

Vedendo questo fango ti viene voglia di immergerci le mani e di giocare come quando, da piccoli, si giocava con il pongo.

 

C’ è l’impastatrice, come quella che vi sara capitato di vedere nei panifici, quelli che usano mescolare ancora la farina con l’acqua per poi, dopo l’impasto e  lunga lievitazione fare un pane profumatissimo.Ma ne esistono ancora?

 

Anche il forno è indispensabile per l’asciugatura dei manufatti, è enorme, tipo monolocale dove i mattoni restano anche per più giorni a perdere l’umidità per diventare immortali.Si perchè poi da quando saranno posati sopravviveranno al posatore e al padrone di casa, cosi comi quelli che o preso per me e la mia cantina sopravviveranno a me stesso, ma anche questo mi piace, infatti il giorno che poi li ho fatti posare, dal piastrellista di fiducia ero li a pensare a chi  fra 100 anni appoggierà i suoi piedi dove, fin che ho avuto la forza per farlo, li o appoggiati io.

 

Sul pavimento la terra cotta, sulle pareti mensole in legno antico, nel senso che il mio falegname l’ha recuperato da demolizioni di vecchie abitazioni al mio paese, Parre in provincia di Bergamo, si perché io sono un montanaro con lo sguardo da cittadino 2.0.

 

Mi piace la polenta, le uova raccolte ancora calde e l’insalata la preferisco dal mio orto che curo in estate con fatica ma tanta soddisfazione perché vuoi mettere, il sapore è diverso, più buono, genuino e poi con tutta la fatica che ho fatto figurati con quale impegno me la condisco e mangio, con pane casareccio,  non lasciando nemmeno una fogliolina per la differenziata.

 

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Come lavare un maglione in Cashmere e ritornare bambini

pubblicato il 08 03 2013 | Comments 0

 

Confezionato nella carta del pane, quella che frizza fra le mani, quando lo apri è morbidissimo che ti sembra di essere al luna park quando eri bambino e girando sulle giostre in tondo, cercavi di afferrare lo zucchero filato,  che è quasi come cercare di prendere una nuvola.

 

 

Quando poi lo indossi ti viene subito voglia di abbracciarti dal tanto che è morbido e la sensazione è quella di quando, sempre da bambino, perché poi crescendo sembra che non si faccia più, prendevi fra le braccia quegli orsi polari enormi che di solito si vedono nei cartoni animati della Walt Disney che ti viene voglia di averne una famiglia intera dal tanto che sono soffici.

 

 

Ormai anche i maglioni di pregio come quelli in Cashmere si possono trovare ad un prezzo accessibile, per questo aumenta la necessità di sapere come lavarli senza distruggerli e mantenerli come nuovi.

 

 

Il lavaggio a mano è il metodo raccomandato per lavare qualsiasi capo d’abbigliamento in cashmere, questo sistema ne allungherà la  vita. Il cashmere tende ad ammorbidirsi con ogni lavaggio, questo infatti permette alle fibbre di sbocciare come un campo di fiori a primavera.

 

Con questi semplici accorgimenti il cashmere vi accompagnerà per anni.

 

1.     Lavare gentilmente in acqua tiepida con un sapone delicato (anche uno shampoo va bene) e risciacqua bene in acqua della stessa temperatura. Fai molta attenzione, il cashmere bagnato può indebolirsi o perdere la forma. Mai strizzare il cashmere. Schiacciare gentilmente l’eccesso d’acqua dal capo.

2.     Supportando il peso del capo, stendilo su un asciugamano asciutto. Dai forma al capo e arrotola delicatamente l’asciugamano. Premi delicatamente per rimuovere l’eccesso d’acqua e ripeti il processo con un altro asciugamano asciutto.

3.     Stendi il capo su una superficie piana sopra un asciugamano asciutto finchè non si è completamente asciugato.

4.     Una volta che il tuo capo di cashmere è asciutto, piegalo delicatamente. Ricordatevi di non  appendere mai un capo in cashmere.

Riponilo steso in un cassetto o scaffale.

 

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“EMAS ” Le parole dell’eco sostenibilità – abecedario

pubblicato il 26 02 2013 | Comments 0

 

Questo spazio si pone come obbiettivo, quello di raccogliere tutte quelle parole che hanno a che fare con la “pulizia disintossicante” a livello ambientale.

EMAS è un sistema creato dalla Comunità Europea al quale possono aderire tutte le organizzazioni pubbliche o private che vogliono dimostrare la propria intenzione, seria, di migliorare la propria efficienza ambientale.

 

EMAS è attualmente il sistema di gestione ambientale più completo, dato che coinvolge l’intera azienda.

Ha l’obiettivo di superare le disposizioni di legge e di promuovere il continuo miglioramento dell’azienda sotto il profilo ambientale.

 

EMAS fissa dei parametri molto più restrittivi rispetto ai requisiti di legge.

La verifica delle prestazioni avviene periodicamente attraverso un esperto accreditato, il “verificatore ambientale”, che accerta il rispetto degli standard e controlla che l’azienda pubblicizzi adeguatamente i risultati.

 

I continui miglioramenti devono essere provati e pubblicati su una relazione Ambientale che viene pubblicata annualmente.

 

Come vedete delle linee guida ci vengono date anche in tema di prodotti per la pulizia, quelli che uso per me e la mia impresa hanno tutte le certificazioni di cui vi parlo su questo blog e li potete acquistare direttamente in rete QUI

 

Il Pulito ci rende felici



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I sacchetti della spesa visti da Lo Specialista del pulito

pubblicato il 22 02 2013 | Comments 0

 envirosax

 

Il pianeta si può proteggere dai vecchi sacchetti per fare la spesa, brutti, celofanosi, freddi e ammazza pesci, visto che nel mare sono scambiati come cibo/preda.

 

Le alternative sono: Andare alla ricerca del cartone perduto, usare sacchetti biodegradabili, quelli che se gli metti le cose dentro è facile che sia il contenuto a dover essere buttato nel sacco nero, usare le buste in tipo cartone ma anche in questo caso la resistenza è dubbia e non è che io mi fido molto di quelle maniglie li che resistenti fin che vuoi sono sempre di cartone e se a casa mi mancano i vasetti di nutella, piselli, marmellata ecc… sono perso.

 

L’alternativa l’ho trovata qualche tempo fa è mi soddisfa parecchio.

Sacchetti di due tipi, il primo fatto di cotone organico, da usare per i carichi medi, il secondo in materiale sintetico che mi porta fino a 20 kg.Il vantaggio è quello di riutilizzare i sacchetti per ogni occasione a patto di non commettere l’errore di infilarci i prodotti freschi senza una protezione adeguata perché altrimenti creiamo il terreno fertile per i batteri più tenaci che ci fanno poi ammalare, noi e tutti quelli che ci circondano.

 

Spesso queste borsette, che  tengo sempre con me, servono anche per evitare di utilizzare quella bruttissima, e sporca cesta per fare la spesa di pochi pezzi, pochi pezzi perché hai schifo a metterceli dentro, con tutta la buona volontà preferisco tenerli in mano sciolti, rischiando di passare per giocoliere da circo o peggio ancora trasformare le uova in frittata, anche se ci manca solo quello, visto l’invasione dell’arte culinaria che dilaga ovunque a rischio indigestione.

 

Si perchè secondo me poi quelli che davvero si mettono a cucinare sono una minima parte, infatti è più bello guardare gli altri che cucinano.

Non ti sporchi, le pentole e le posate rimangono perfettamente pulite, gli strofinaci non si macchiano, che poi li devi sfregare con il sapone da bucato, lasciarli in ammollo e passarli in lavatrice, gli schizzi di olio non ti devastano la cucina ma soprattutto non impregni di verza, aglio, broccoli, pesce e patatine fritte tutta la casa, che poi devi lasciare aperto tutto il giorno e siamo in inverno.

 

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Vasca da bagno e fiori di sale

pubblicato il 08 02 2013 | Comments 0

 

Nel lontano 1915 il 70% delle abitazioni non avevano la vasca da bagno e allora si erano inventati questa vasca pieghevole.

 

Anche nelle abitazioni di oggi, sempre più piccole potrebbe tornare utile, per tutti i giorni la doccia mentre per i momenti di relax tolgo dall’armadio del garagie la mia bella vasca-pieghevole e la monto in soggiorno.

 

Sigaro, bicchierino di wisky e un pezzettino di cioccolato, possibilmente quello che produce Corallo in Africa, senza dimenticarsi di immergere nell’acqua, dei fiori di sale, quelli che sciogliendosi, diffondono quel “frizzare” tipico delle bollicine imprigionate in una buona bottiglia di metodo classico e un gradevole profumo di fiori che ti sembra di essere sdraiato, tipo uomo di Leonardo,

in un prato fiorito a primavera mentre ti lasci incantare dalla visione delle stelle, in quel momento della giornata in cui ti senti per un istante immortale, anche se sai che prima o poi le raggiungerai.

 

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Come pulire i contenitori Tupperware

pubblicato il 01 02 2013 | Comments 8

 

La buona gestione di una cucina è fatta  anche dai giusti contenitori per alimenti.

Da quando sono nella casa nuova ne uso in abbondanza, la dimostratrice che me li ha venduti, ha avuto vita facile con me, a parte il fatto di essere una “femmina” che aiuta sempre, è stata favorita dal fatto che questi meravigliosi barattoli li vedevo girare in casa già da tenera eta in quanto la mamma li aveva adocchiati e acquistati appena sbarcati in Italia molti anni fa.

 

Pensate che li sta ancora usando, quindi ne è indubbia la qualità.

Sono colorati, esteticamente accattivanti, in alcuni casi complementi d’arredo, ci puoi mettere di tutto e poi sono praticamente indistruttibili, quindi gli euri che ho investito frutteranno nel tempo e non dovrò andare alla ricerca di altri contenitori magari dai cinesi che poi si rompono o non sono sufficientemente ermetici.

 

Penso anche che non siano indispensabili per vivere felici ma possono aiutare, piccole cose, compagni di cucina, presenze instancabili che lavorano per noi, oggetti quotidiani che ti semplificano la gestione della casa, sempre che non abbiate deciso di passare a Tuppersex, che è tutta un’altra storia.

 

Una brutta abitudine che abbiamo è quella di non seguire le istruzioni per un giusto utilizzo di tutto quello che è al nostro servizio, poi capita che roviniamo o rompiamo tutto.

Allora se vogliamo preservare a lungo i nostri barattolini seguire le istruzioni.

 

Per utilizzare a lungo e con successo i vostri prodotti Tupperware, osservate i seguenti consigli per la manutenzione:
In linea di massima i prodotti Tupperware possono essere lavati in lavastoviglie
Vi sono tuttavia dei prodotti o delle parti di prodotti (ad esempio i filtri) che devono essere puliti manualmente. Leggere quindi con attenzione le ulteriori indicazioni per la corretta manutenzione dei contenitori Tupperware che sono riportate nello stampato che accompagna i prodotti, quando presente, altrimenti chiedere alla dimostratrice.
  
Per il lavaggio è meglio utilizzare esclusivamente un detersivo non aggressivo: evitate deodoranti per lavastoviglie ed eliminatori di odori.
Risciacquate sempre i prodotti con acqua fredda prima di pulirli successivamente con acqua calda.
Sigilli e contenitori vanno collocati idealmente nel cestello superiore della lavastoviglie. 
Osservate le istruzioni della lavastoviglie per il lavaggio di prodotti in plastica.
 
 Alcuni alimenti  come carote, uova, spinaci, mirtilli neri, barbabietole, pomodoro contengono carotene ,  pigmenti naturali o conservanti che possono colorare il contenitore,  è pertanto consigliabile raffreddare l’alimento prima di versarlo nel contenitore. 
Tale colorazione, che tende ad attenuarsi con il tempo, non pregiudica l’efficienza del contenitore che rimane perfettamente idoneo alla conservazione.

 

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Bambole sgonfiabili

pubblicato il 18 01 2013 | Comments 0

 

Foto di Freya Jobbins

 

Come ben sanno, i miei lettori sono abituati a trovarsi di fronte ad argomenti laterali alla pulizia vera e propria, questo perché mi piace spaziare fra le cose che mi piacciono e mi incuriosiscono, essendo di natura curioso ma non morboso, inoltre per il motivo che la mia visione del pulito è ampia e come in questo caso coinvolge il recupero di materia che diversamente sarebbe destinata a trasformarsi in qualcosa’altro dopo essere stata distrutta.

 

In questo caso la materia si trasforma senza passare dall’inceneritore e trova nuova vitalità nelle composizioni “artistiche” di questa signora, Freya Jobbins che si è messa a riutilizzare pezzi di bambole e vecchi soldatini, come quelli che da piccolo custodivo nelle scatole di scarpe vuote che dopo essere servite per contenere le calzature del momento venivano riutilizzate per altri scopi, come faccio adesso con le meravigliose scatole dei biscotti Krumiri, quelli originali di Rossi, che dopo aver svuotato con i miei figli e amici finiscono negli scaffali riempiti di oggetti spesso non identificati o per meglio dire difficili da catalogare,  per creare facce nuove a volte anche inquietanti.

 

Sono realizzazioni che di certo non mi porterei mai a casa ma che capisco possano attirare l’attenzione curiosa di persone visionarie e appassionate del riciclo vicine al motto “niente si distrugge, tutto si trasforma”.

 

Nuova vita alle bambole e ai soldatini, che furono gioia e dolori dei bambini che oggi non lo sono più ma che forse in fondo vorrebbero ritornare ad esserlo anche solo per un istante per riabbracciare quei momenti di autentica magia nella quale nel proprio salotto si poteva essere padroni del mondo.

 

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“Ecolabel” Le parole dell’eco sostenibilità – abecedario –

pubblicato il 15 01 2013 | Comments 0

 

Il mondo delle certificazioni è abbastanza strano, infatti come nel caso dell’ Ecolabel un’azienda che decide di produrre prodotti seguendo questo protocollo in realtà non ottiene la certificazione sul prodotto finito ma solo sui principi attivi e componenti che lo compongono.

 

A parte questo è chiaro che se devo scegliere i prodotti per pulirmi casa o la mia attività se questa certificazione è presente lo preferisco, tutti questi prodotti devono avere queste caratteristiche:

 

ECO-Tossicologia e biodegradabilità

  • Biodegradabilità totale in condizione aerobica di tutti i tensioattivi
  • Limitazioni ai tensioattivi non biodegradabili in condizioni anaerobiche
  • Limitazione ai componenti che contengono elementi tossici per le acque
  • Divieto di utilizzo di una serie di ingredienti pericolosi
  • Divieto di utilizzo di una serie di conservanti e profumi
  • Limitazione a una serie di ingredienti allergenici (R42/R43) fino allo <0,01%
  • Riduzione del contenuto di componenti organici volatili(VOC) fino a un limite non superiore al 10%
  • Limitazione dei derivati del fosforo

 

Bisogna che poi siano stati effettuati dei test di laboratorio per confrontare i prodotti tradizionali con questi chiamiamoli ecologici, infatti spesso siamo di fronte a prodotti marchiati Ecolabel ma con scarsa efficacia e allora decade il discorso.

 

Abbiamo bisogno di prodotti preparati con criteri che rispettino l’ambiente ma che puliscano seno che ce ne facciamo ? li buttiamo giù dal lavandino.

 

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Il Gelato artigianale visto da Lo Specialista del Pulito

pubblicato il 11 01 2013 | Comments 0

 

Spesso quando lo mangio, devo correre a prosciugare una fontana, a trovarla perché non ce ne sono più.

 

Il fatto dipende dalla bontà del prodotto che ho assaggiato, quando mi presento davanti a una gelateria la prima domanda che mi faccio è: quanti semilavorati utilizzeranno per la produzione, la frutta è quella fresca, dopo quanti giorni il gelato invenduto viene buttato via, nella produzione vengono seguite scrupolosamente le buone norme di igiene, le vaschette sono aperte o sono quelle di una volta che vedevi nei carrettini sulla spiaggia o in città, con il coperchio.

 

Il gelato deve essere morbido ma non gonfiato, il sapore deve rispecchiare il prodotto come da originale, per esempio un gusto di pesca ti deve sembrare che stai mangiando una pesca trasformata in gelato, un gusto fragola deve essere una fragola diventata gelato e il pistacchio, meglio se quello di Brente, ma ne esistono di buoni anche in Turchia, per esempio quelli selezionati da Grom, deve essere ben presente in quello che assaggiamo, non deve essere un lontano ricordo.

 

 

Non deve attaccarsi al palato e deve risultare, come direbbe il buon Artusi,  gentile per lo stomaco, in pratica non devo digerirlo il giorno dopo a cena.

Molta importanza la darei anche alla gestione del “Pulito Disintossicante” ma questo lo potrò scoprire andando a trovare Guido Martinetti e Federico Grom.

 

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